Negli ultimi anni la cannabis medica ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella gestione di patologie croniche e complesse: dal dolore neuropatico all’epilessia farmacoresistente, fino ai disturbi associati alla sclerosi multipla, alla nausea da chemioterapia o all’insonnia severa. Da “pianta alternativa” è diventata un vero presidio terapeutico, riconosciuto e regolamentato a livello nazionale.
Quando però si parla di cannabis, si tende a dimenticare un punto fondamentale: stiamo lavorando con una pianta naturale e, come tutte le piante, soggetta a variabilità. La quantità di cannabinoidi e terpeni può cambiare in base alla luce, al terreno, alla stagione o persino al lotto di produzione. Proprio per garantire una terapia affidabile entra in gioco un concetto chiave: la standardizzazione.
Per standardizzazione si intende la capacità di rendere costante la concentrazione dei principali cannabinoidi (come THC e CBD) e degli altri componenti attivi in ogni lotto di produzione. È un percorso che coinvolge diverse fasi: coltivazione controllata in ambienti autorizzati, raccolta, essiccazione, analisi chimiche e confezionamento. Solo quando il prodotto rispetta i valori previsti dalle monografie ufficiali può essere distribuito come cannabis medica.
Perché è così importante per il paziente
La cannabis è una pianta caratterizzata da una naturale variabilità: anche due infiorescenze della stessa varietà possono differire per contenuto di cannabinoidi, terpeni e flavonoidi. In un contesto ricreativo questo aspetto può non essere determinante, ma in ambito medico il discorso cambia radicalmente: un paziente che assume cannabis per dolore cronico, epilessia o spasticità deve poter contare su una dose con quantità prevedibili di principio attivo, come accade con qualsiasi farmaco convenzionale.
Chi utilizza cannabis medica spesso convive con condizioni croniche e delicate. Se una terapia contenesse un 18% di THC in un mese e il mese successivo scendesse al 14%, efficacia e tollerabilità potrebbero variare in modo imprevedibile, con possibili conseguenze cliniche. La standardizzazione è ciò che garantisce continuità terapeutica, un requisito centrale per la sicurezza e per la fiducia del paziente nel trattamento.
Una garanzia di sicurezza, efficacia e rispetto del paziente
Parlare di standardizzazione nella cannabis medica significa parlare di sicurezza, efficacia e tutela del paziente. Solo un prodotto controllato, ripetibile e stabile può inserirsi pienamente in un percorso terapeutico moderno. Ed è proprio grazie a questo processo che la cannabis, “variabile per natura”, può diventare oggi un farmaco a tutti gli effetti, integrabile in modo serio e professionale nelle strategie di cura.
