20 novembre 2025

Quando si parla di cannabis terapeutica e possibili interazioni con altri medicinali, occorre partire da un presupposto: servirebbero molti più studi clinici a lungo termine per chiarire in modo definitivo come THC e CBD si comportano quando vengono associati ai farmaci più comunemente utilizzati dai pazienti. Parliamo, per esempio, di antidolorifici, antiepilettici, antidepressivi, anticoagulanti, antipertensivi, chemioterapici, immunosoppressori e molte altre categorie. Nella pratica clinica di oggi, è altamente probabile che un paziente candidato alla terapia con cannabinoidi assuma già almeno uno di questi medicinali, e molto spesso più di uno contemporaneamente.

Cosa succede nel fegato

Per comprendere come possono verificarsi queste interazioni è utile richiamare brevemente la farmacocinetica. Le interazioni sono più probabili quando i cannabinoidi vengono assunti per via orale (diversamente dalla via sublinguale). In questo caso, THC e CBD vengono metabolizzati nel fegato attraverso specifici enzimi chiamati citocromi, gli stessi coinvolti nell’elaborazione di numerosi farmaci di uso comune.

Il meccanismo è semplice: se un citocromo è già impegnato a metabolizzare un farmaco e ne arriva un altro che richiede lo stesso enzima, quest’ultimo dovrà “mettersi in fila”. Di conseguenza, rimarrà in circolo più a lungo del normale.

A seconda dei farmaci coinvolti, questo può tradursi in un effetto terapeutico prolungato oppure in un ritardo nell’inizio dell’azione. Non si tratta necessariamente di un problema o di una controindicazione, ma è un aspetto importante da conoscere quando si associano terapie diverse.

Poiché ogni classe di farmaci ha un profilo farmacocinetico specifico, spesso è sufficiente distanziare le assunzioni per evitare sovrapposizioni indesiderate nei citocromi epatici. Questo accorgimento diventa particolarmente utile quando un paziente già assume anticoagulanti, antiepilettici o benzodiazepine e sta iniziando una terapia con cannabis.

Interazioni utili e interazioni da gestire

Non tutte le interazioni sono da considerarsi negative: alcune, anzi, possono essere desiderate. È il caso dell’associazione con gli oppioidi per il controllo del dolore o con i chemioterapici in ambito oncologico. In questi contesti, l’uso combinato può potenziare l’efficacia terapeutica e, allo stesso tempo, ridurre gli effetti collaterali.

È importante sottolineare che, nell’ambito della cannabis terapeutica, le interazioni non rappresentano un rischio significativo per la salute del paziente, soprattutto alle dosi iniziali generalmente utilizzate nella terapia con cannabinoidi. Con una corretta valutazione medica e una gestione attenta, la combinazione con altri farmaci può essere affrontata in sicurezza.